DOPO L’EMERGENZA

Alcuni lo sanno per esperienza diretta, altri possono solo immaginare cosa si prova nel momento in cui accade qualcosa di molto grave, e oltretutto all’improvviso, senza nessun segnale premonitore: nulla appare più come prima, l’angoscia serra la gola, il tempo è fermo, la vita intera sembra perdere i punti di riferimento di sempre.

Subire un trauma psicologico significa portare una sorta di ferita che, anche se invisibile, non provoca meno sofferenza; la psiche ha subito un “colpo violento” che si accompagna inizialmente a stordimento e confusione, per lasciare poi sempre più spazio alla consapevolezza piena di dolore per ciò che è accaduto. Alcuni momenti possono presentarsi come insopportabili, ma pian piano tendono comunque a scomparire.

COME CI  POSSIAMO SENTIRE

Preoccupati per il futuro, impauriti di non essere in grado di superare il trauma e di rimanere soli, assaliti a tratti da uno strano senso di colpa di essere vivi, di non essere stati in grado di aiutare chi non ce l’ha fatta, di ciò che si poteva fare e che non è stato fatto; persino l’ambito del sacro può essere pervaso da questi vissuti, così che l’accaduto diventa una  speciale “punizione” divina per espiare le colpe, non di rado insieme ad un rifiuto rabbioso alternato a fortissimi dubbi sulla esistenza di qualunque dimensione ultraterrena.

Pensieri come: “Perché proprio a me? Non ho mai fatto male a nessuno”, sono frequenti. Rabbia per ciò che è accaduto, rabbia verso il “colpevole”del disastro, a volte rabbia anche verso i soccorritori; ci si può sentire arrabbiati, del tutto irrazionalmente, perché oggi è una bella giornata, perché si vedono “ gli altri felici”, perché il mondo va avanti nonostante quanto di terribile è accaduto.

La sensazione di malessere interiore può essere continua, anche in assenza di un motivo specifico. A volte insorgono attacchi di panico con manifestazioni varie tra cui sudorazione, tachicardia, tremori, difficoltà respiratorie, paura di avere un infarto. Ci si può anche sentire senza energia, incapaci di concentrazione, con perdita d’interesse per il mondo esterno, apatici rispetto alle cose che più ci piacevano e coinvolgevano. Può risentire di questo la cura di sè stessi, il cibo, le normali relazioni sociali, i rapporti intimi e sessuali; le emozioni sembrano scivolare addosso.

Il sonno spesso risente molto degli choc: difficoltà di addormentamento con risvegli continui, immagini disturbanti e sogni sgradevoli in cui si possono rivivere le scene drammatiche.

Le persone colpite da un evento traumatico, a volte cercano sollievo nell’alcool o nell’uso di sostanze psicotrope: queste reazioni, del tutto comprensibili, non rappresentano però in alcun modo  la soluzione, e perciò non sono mai da adottare nè tantomeno da incoraggiare. Anche l’uso di psicofarmaci è importante che avvenga sempre dietro prescrizione medica, meglio se di uno specialista.

C’è una cosa molto importante da  tenere chiara a mente: tutto ciò che proviamo, pensiamo e facciamo dopo un trauma, non è segno di follia, ma il normale tentativo di adattamento del nostro organismo di fronte ad una situazione di particolare, inconsueta difficoltà.

COSA  POSSIAMO FARE?

Superato l’immediato, è necessario fare il meglio di cui siamo capaci per riprendere contatto con la nuova realtà; per questo, alcune vecchie abitudini è bene che siano mutate e lascino il posto ad altre nuove.

Lasciando a noi stessi il “diritto” di sentirci addolorati, sconfortati, in difficoltà esistenziali che prima non conoscevamo, cerchiamo di dedicare parte dei nostri migliori pensieri per vedere se è il caso di porci degli scopi nuovi, delle nuove strade da percorrere…non è detto che riusciamo in breve ad introdurre gli elementi di novità appropriati nella nostra vita, in rapporto a quanto di inatteso ci è accaduto, ma è importante aver individuato la giusta direzione, e sapere che su quella ci incammineremo.

QUALCHE SEMPLICE INDICAZIONE

Facciamoci consolare

Un profumo, un colore, una frase, un oggetto apparentemente insignificante, possono risvegliare i ricordi e con essi un grande dolore. Cerchiamo il conforto nelle persone care, ma accettiamolo anche da chiunque ce lo offra con sincera disponibilità; di fronte alle grandi cose, chiunque di noi torna un po’ piccolo, e riconoscerlo è segno di saggezza.

Prendiamoci cura del nostro corpo

Impegniamoci a fare delle passeggiate, anche brevi. Cerchiamo di porre attenzione al giusto riposo. Alimentiamoci con cibi leggeri, teniamo in ordine e curato il nostro corpo. Troviamo qualche momento per coltivare, per quanto ci è possibile, il nostro senso dell’humor, che ci aiuta a vedere le cose sotto molteplici sfaccettature: non di rado è una vera medicina!

Proviamo a scrivere

Se abbiamo difficoltà a parlare o abbiamo lasciato in sospeso delle cose da dire a qualcuno, su un foglio scriviamo – o disegniamo – tutto ciò che non è stato espresso. Prova a tirare fuori quel che hai dentro senza preoccupazione di essere chiaro e razionale… avrai dopo tutto il tempo e gli elementi per valutare cosa farne, conservarlo, darlo a qualcuno, gettarlo via etc.

Tutto ciò potrà aiutare la mente e il corpo a ritrovare il naturale equilibrio… se d’altra parte sentiamo  un malessere troppo forte da sopportare, e che a distanza di mesi non si placa, non chiediamo troppo a noi stessi, e rivolgiamoci ad un esperto del settore – psicologo o psichiatra – in grado di fornirci un aiuto competente.

In conclusione, quanto fin qui affermato può essere sintetizzato in un semplice, fondamentale pensiero a cui accompagnarti: qualunque cosa sia accaduta e possa ancora accadere, non è una buona ragione perché trascuri l’attenzione e l’amore che devi a te stesso.